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L'A.V.O. Torino organizza corsi di preparazione
ogni anno a marzo e ottobre per la formazione dei nuovi volontari.
Condividere la sofferenza, anche poche ore la settimana, non è
cosa facile e bisogna imparare come fare. L'A.V.O.
Torino organizza riunioni di gruppo e corsi di aggiornamento per
i volontari, perchè il servizio sia sempre più professionale
ed umano.
I corsi base di formazione si dividono in tre tematiche:
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L'A.V.O.: chi è, cosa fa, che cosa
chiede.
Si affrontano argomenti quali l'organizzazione dell'associazione,
gli ideali, la comprensione del requisito di gratuità,
la capacità del volontario di valutare le proprie motivazioni.
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L'ambiente in cui l'A.V.O. opera.
Si parla dei rapporti con il personale sanitario, le principali
norme che regolano l'assistenza sanitaria, gli aspetti igienico-preventivi.
- Il volontario A.V.O. nelle varie situazioni.
Le lezioni riguardano l'aiuto spirituale, gli aiuti materiali,
l'approccio con il malato demente, il malato oncologico, il
malato grave. Sono previste lezioni specifiche sulle problematiche
dell'anziano e del bambino.
Progetto “… di fronte alla malattia”
Il volontario ospedaliero si interroga sulle proprie emozioni
Si è concluso a novembre il progettodal titolo “… di fronte alla malattia” realizzato da AVO Torino in collaborazione con Idea Solidale. E’ stata la prima esperienza di formazione proposta con lo stesso tema e le medesime modalità operative in tutte le strutture sanitarie in cui operiamo come volontari.
L’attività formativasi è svolta in due fasi. Nella prima i Responsabili di formazione hanno riunito i volontari nei rispettivi ospedali per riflettere insieme sul tema del progetto e, utilizzando unquestionario opportunamente predisposto, hanno raccolto le esperienze sulle tipologie di comportamenti sia dei malati che dei famigliari.
Poiché il servizio ci porta a vivere la “relazione” come osservatori oltre che del malato anche di noi stessi calati nel sistema di relazioni, uno spazio particolare è stato riservato alla raccolta dei nostri vissuti (paure, disagi, timori…) attraverso uno scambio costruttivo e arricchentedi esperienze offerte dai vari volontari.
Durante la seconda fase i dati raccolti sono stati esaminati dalla psicologa dott. Laura Paleari che ha incontrato i volontari in ogni realtà ospedaliera e ha affrontato il problema dell’approccio e della convivenza con il dolore cercando di focalizzare l’attenzione sulle risposte rilevate attraverso i questionari.
Gli interventi della psicologa sono stati finalizzati al riconoscimento e all’accettazione delle nostre emozioni, alla scoperta del valore del contesto in cui avviene la comunicazione, alla necessità di abituarci alla sospensione del giudizio, che spesso è conseguente al nostro ragionare per schemi o in base ai nostri pregiudizi.
Rassicurante è statol’invito ad “accettare il limite” che scatta quando proviamo l’emozione di sentirsi inadeguati: “se si è veritieri con se stessi si è credibili agli occhi degli altri”.
Con questo progetto si è cercato di soddisfare nei volontari il desiderio, che in realtà è un bisogno,di mantenersi aggiornati, di confrontarsi e da parte dell’AVO si è riconosciuto nei volontari un patrimonio di risorseda coltivare e valorizzare.
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